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PREGHIERA DI INTERCESSIONE laviadiemmaus@laviadiemmaus.it
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Maria
Assunta in cielo
È certamente
grande festa il 15 agosto, Festa di Maria Assunta in Cielo.
Una
ricorrenza che coincide con il ferragosto, ossia quel tempo in cui la gente
riposa dal lavoro –una breve tregua allo stress che si è accumulato in questi
ultimi tempi davvero dolorosi per la crisi che ha tolto il lavoro a troppi - .
Ma ovunque si cerca di fare uno strappo per ritrovare un po' di serenità e non
mancare alla festa del 'ferragosto'.
E
proprio in questo giorno la Chiesa celebra la solennità di Maria SS.ma, che
viene assunta in Cielo. Aveva vissuto tra noi, condividendo tutto di noi, tranne
il peccato. Tra noi passò quasi inosservata, a Nazareth, per la sua povertà e
la sua umile famiglia. Quello che non aveva in comune con noi era il suo essere
immune dal peccato, Immacolata, per la sola ragione che doveva essere Madre
degna del Figlio di Dio. E non cercò, come è spesso follia di oggi, da parte
della donna, di mettersi in mostra, pagando il caro prezzo di perdere la sua
bellezza interiore, per fare spazio solo al corpo, come fosse una merce, e non
il tempio delicato dell'anima: la bellezza di Maria era totale ed integra.
Maria
SS.ma, a Nazareth, non fu `la donna di cui si parla': passò discreta e
dignitosa, lasciando certamente una scia di innocenza.
Come mamma, che
sa amare il figlio fino in fondo, condividendo con Lui tutto, Lo seguì nel non
facile periodo dell'evangelizzazione, accogliendone in sé gioie e contrasti,
dolori e zelo. E l'amore la portò a starGli vicino fin sotto la croce. Il
Vangelo descrive quel momento drammatico e di immenso amore con un verbo: 'Stava
presso la croce': come mamma che non abbandona il figlio, mai. E Lo attese
nella resurrezione. Fu con gli apostoli nel giorno della Pentecoste e stette con
loro, come a ricordare l'amore del Figlio, fino al momento del passaggio al
Cielo: un transito che non poteva conoscere il castigo della morte, comune a noi
uomini, e quindi non morì ma fu assunta in Cielo, dove ci attende.
Scrive
Paolo VI: "Riconosciamo ed esaltiamo nella Pasqua la gloria e la gioia
della resurrezione di Gesù Cristo. Nell'assunzione di Maria ne celebriamo la
prima estensione all'umanità. Cristo `primogenito tra i morti' conferisce a
Maria – nella quale non esistendo peccato alcuno e quindi non aveva titolo di
dominio la morte – la sorte anticipata, che speriamo sia di tutti noi, per
misericordia di Dio, sempre se saremo fedeli a Cristo, l'immortalità cioè
felice dell'anima e la resurrezione restauratrice delle nostre povere membra
corporali". (15 agosto 1961)
Vi
è, in chi davvero vive la vita come un cammino verso il cielo e vede in ogni
atto, in ogni giorno, un accostamento al momento in cui lasceremo questo mondo
per andare incontro al Padre, la gioia di sapere che l'esistenza non è un fatto
materialistico, che si consuma con il corpo e finisce in un poco di polvere, ma
va oltre, cammina verso la sua 'assunzione al Cielo'.
Ed è vera
saggezza saper guardare al Cielo dando al nostro esistere il vero valore che
viene da Dio. Quanti cristiani, il giorno della morte, lo hanno saputo vivere
proprio come un'attesa di `assunzione' presso il Padre! È una lezione di vita
vera che ci aiuta a dare alla nostra stessa vita il senso dell'attesa
dell'incontro con la gioia dell'eternità.
Ricordo
mia mamma, che visse 99 anni. Visitandola, uno degli ultimi giorni qui in terra,
così espresse la sua attesa: 'Ho vissuto la vita come servizio a Dio e alla mia
famiglia, sempre con l'occhio al Cielo. Ora passo questi ultimi giorni come
momenti preziosi prima dell'incontro con il Padre!'.
Purtroppo
viviamo un periodo in cui l'attrattiva delle cose naturali si è fatta assai
suggestiva: natura, scienza e godimento impegnano potentemente la nostra
attenzione, la nostra speranza. Abbiamo dimenticato le parole che Gesù rivolse
a Marta, la sorella di Maria e Lazzaro: 'Maria ha scelto la parte migliore,
che non le sarà tolta'.
Oggi,
nel materialismo soffocante, che non va oltre questa terra, rischiamo davvero di
non essere più capaci di nostalgia dell'eternità, di nutrirci di preghiera, di
aspirare ai valori trascendenti e supremi, di porre la nostra speranza al di là
del piccolo quadro della nostra immediata e precaria esperienza umana.
Il
mondo della religione ci può apparire vano ed inutile, quello dello spirito,
del soprannaturale poi, al quale siamo effettivamente chiamati, inconcepibile.
L'aldilà
viene sostituito dall'aldiqua. In altri termini si ha come l'impressione che
tanta gente sia occupata totalmente dagli affari di questo mondo, come se altro
noi non dovessimo cercare ed amare. L'assunzione di Maria ci obbliga, con
suadente invito, a verificare se la via che ciascuno di noi percorre, è rivolta
verso il sommo traguardo e a rettificarla decisamente verso di esso, se così
non fosse.
Credo
che questa meravigliosa Festa dell'Assunzione di Maria, che riguarda proprio
anche noi, debba essere l'occasione per tutti, e per ciascuno, di esaminarci
dove è rivolta l'attenzione del nostro cuore.
Sappiamo
che per il cuore della gente saggia, che ha fede, il Paradiso è la mèta che si
pone, e non interessa assolutamente il dannoso 'paradiso' che ci offre una terra
senza futuro.
bello
allora e doveroso meditare Maria Assunta, come la mamma che ci ha aperto la
strada del futuro infinito con Dio. Non solo. L'ha aperta ed è sempre lì a
ricordarcelo, indicandola ed aiutandoci a raggiungerla, cominciando da subito a
vivere intensamente, seguendo le sue orme e, soprattutto, quelle del Suo Figlio.
Ogni volta vado
a Lourdes, mi prende una grande nostalgia di cielo e, cantando 'Andrò a vederla
un dì', è come esprimere con i fratelli il nostro grande desiderio di
Paradiso.
Vorrei
rivolgere a Maria lo stupendo cantico di Dante:
"Vergine
madre, figlia del tuo Figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso d'etterno
consiglio, tu se' colei che l'umana natura, nobilitasti sì, che suo fattore non
disdegnò di farsi sua fattura. Nel ventre tuo si raccese l'amore, per lo cui
caldo ne l'ettema pace così è germinato questo fiore. Qui se' a noi meridiana
face di cantate, e giuso, intra' mortali, se' di speranza fontana vivace. Donna,
se' tanto grande e tanto vali, che qual vuol grazia e a te non ricorre sua
disianza vuol volar sanz'ali. La tua benignità non pur soccorre a chi domanda,
ma molte fiate liberamente al dimandar precorre. In te misericordia, in te
pietate, in te magnificenza, in te s'aduna quantunque in creatura è di bontate."
Antonio
Riboldi – Vescovo –